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ISTITUTO FRIULANO PER
LA STORIA DEL MOVIMENTO
DI LIBERAZIONE

    
Antonio Capitanio
Un soviet a Pravisdomini?
Olmis, 2021, pag. 120, 14x22, Euro 10,00


ANTONIO CAPITANIO è nato a Portogruaro (VE) nel 1938.
Dopo il liceo classico si è laureato a Padova in Filosofia, che ha insegnato al Magistrale e quindi al Liceo. Ha, infine, diretto il Liceo Linguistico e di Scienze Sociali "Marco Belli" di Portogruaro.
Ha tradotto dal francese per gli Editori Riuniti (1975) Dieci anni di fscismo 1926-1936, di Silvio Trentin; ha pubblicato alcuni opuscoli di storia locale, alcuni interventi - pure di storia locale - in opere collettive, L'introduzione al diario del Partigiano Sile in Quaderni di storia n. 21/2007 ed un ponderoso volume (Scripturae Dantis, Libreria Al Segno, 2019) sull'etica che trova espressione nell'Inferno di Dante Alighieri.
    
Il prof. Antonio Capitanio ha definito “racconto”, questa sua scrupolosa e attenta ricostruzione sui fatti accaduti nel nostro piccolo paese e in Italia negli anni a cavallo fra la Prima Guerra Mondiale e l’avvento del Fascismo.
La ricerca è incominciata nei primi anni settanta del secolo scorso; dopo l’esperienza maturata nelle lotte studentesche, avevo da poco iniziato l’attività politica all’interno del P.C.I. e l’amico Toni Capitanio, mio ex insegnante di filosofia, mi ha informato che a Pravisdomini, prima e dopo la Grande Guerra del 1915/18 c’erano stati diversi moti popolari e lotte contadine.
Alcuni storici del movimento operaio, e in particolare la prof.ssa Teresina Degan, avevano compiuto i primi studi sulle lotte contadine per i patti agrari ed evidenziato che a Pravisdomini nell’ottobre 1920 i socialisti guidati da Carlo Marinato vinsero le elezioni comunale e il 5 dicembre dello stesso anno era stato proclamato il “Soviet dei contadini”. Il primo in Italia.
Assieme al prof. Capitanio abbiamo incominciato la ricerca con entusiasmo a partire dai documenti presenti nell’archivio comunale e poi intervistato operai, piccoli contadini e mezzadri che avevano vissuto in quel periodo.
In seguito abbiamo esaminato i documenti custoditi presso l’Archivio di Stato di Udine e gli altri archivi della provincia di Pordenone.
Le lotte contadine nella Bassa Pordenonese, in tutto il Friuli e nel Veneto dopo la Grande Guerra, sono state causate da un mondo di sfruttamento, di miseria, di pellagra, di analfabetismo.
La vita dei mezzadri era molto dura e gli operai erano in larga parte obbligati all’emigrazione. Le nostre fonti orali ricordano che c’erano state manifestazioni già prima della guerra, spesso capeggiate dalle donne, per sopravvivere e avere la farina per il pane e la polenta.
I documenti dell’archivio comunale ci hanno fornito un quadro sulla grave situazione economica a Pravisdomini dopo l’occupazione austriaca, seguita alla rotta di Caporetto: le campagne furono spogliate sia del bestiame bovino che degli alberi tagliati per fare trincee e per riscaldarsi.
Gli operai edili che prima della guerra avevano lavorato in Austria e in Germania erano senza lavoro e i conflitti fra i proprietari terrieri e le famiglie mezzadrili a causa delle disdette erano gravi.
Presso l’Archivio di Stato di Udine abbiamo trovato i giornali e diversi documenti processuali dell’epoca.
In paese pochi hanno voluto parlare di quelle lotte: la arroganza padronale, le disdette e la repressione fascista hanno lasciato il segno e si era cercato di cancellarne la memoria.
Le famiglie mezzadrili che si erano impegnate di più nello scontro erano state cacciate dalle colonie e molti hanno dovuto emigrare (qualcuno, partito molto giovane, è poi rientrato, per il lavoro clandestino antifascista, come il comunista di Chions, Rino Favot, e Giuseppe Franchi, uno dei nostri intervistati, divenuto poi, nel ’45, Segretario della Sezione comunista).
Il Soviet di Pravisdomini aveva cercato di superare le difficoltà di applicazione dei patti colonici, ma i proprietari, ormai più forti, spinsero sulla non applicazione dell’accordo e ricorsero alle disdette.
L’essenza del Soviet di Pravisdomini è stata nel particolare rapporto che mantenne con l’Amministrazione socialista e il riconoscimento di Carlo Marinato come guida determinata e con una visione lucida dei processi sociali.
Il Sindaco socialista e una amministrazione popolare riuscirono a risolvere i casi di drammatico bisogno e, affrontati i problemi gravissimi del momento che erano quelli della fame e della disoccupazione, avevano corrisposto un salario ai lavoratori ed avevano ottenuto dai padroni il rispetto dei patti colonici.
Ma gli sviluppi successivi della situazione politica renderanno sempre meno facile l’azione sindacale.  Gli esponenti socialisti e comunisti saranno costretti ad emigrare. Carlo Marinato, essendo nato a Buenos Aires, potrà espatriare con il passaporto argentino rilasciatogli dal console di Venezia, sfuggendo alla caccia delle squadracce fasciste.
Marinato è riuscito ad essere una guida cauta e tenace; ha saputo dare dignità ai propri cittadini, con l’abolizione del ricatto culturale e della timidezza sociale e aveva fatto di Pravisdomini un esempio invidiato.
Il fascismo ha tentato di insudiciare questa storia. Ma essa è rimasta nella coscienza della base sociale e sarà punto di riferimento durante la Resistenza, nelle lotte mezzadrili dopo il 1945 e nelle lotte degli operai pordenonesi. Alla fine della nostra ricerca, è stata accolta la mia proposta di intitolare la locale Sezione del Partito Comunista a Carlo Marinato.
Graziano Campaner
   
   
Luigi Reitani
La terribile bellezza del mondo / La poesia di Tito Maniacco
Circolo culturale Menocchio, 2020, pag. 56, 10x15

G. Carbonetto   T. Maniacco   G. Mariuz
A. Di Gianantonio   A. Floramo   S. Cumpeta
C. Montemayor   M. Giovannelli
poesie per il XX secolo / Tito Maniacco
Circolo culturale Menocchio, 2020, pag. 112, 10x15

L. Tollis   S. Alfieri   D. De Marco   G. Carbonetto
A. Di Gianantonio   M. Turello   A. Bertani
G. Pauletto   C. Shaurli   A. Floramo   F. Dell'Agnese
Tito Maniacco / Viaggio tra parole e immagini
Circolo culturale Menocchio, 2021, pag. 160, 10x15


cofanetto 3 volumi / Euro 16,00
«La terribile
bellezza
del mondo»
La poesia
di Tito Maniacco


«In questo breve scritto, che vuole essere solo un primo avvicinamento alla poesia di Maniacco, tenterò una lettura non strettamente cronologica, ma piuttosto enucleativa di alcune sue costanti tematiche e formali. Non analizzerò dunque in modo sistematico le raccolte pubblicate, cercando invece di mettere in luce aspetti caratterizzanti e aporie nella lunga ricerca dell'autore che, naturalmente, nel corso di quattro decenni ha conosciuto anche momenti di svolta e di profondo ripensamento, se non proprio di abiura.»

Luigi Reitani

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