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Friuli, settembre 1943 - settembre 1945:
Sedilis, Tarcento, Attimis, Nimis, Molinis, Torlano, Vedronza, Coja, il Bernadia, il Friuli collinare, Reana, Moimacco; San Daniele del Friuli, Udine, Cividale; Aviano, Pielungo, Pordenone.
E poi Treviso, Follina e anche Montereale Valcellina.

Due anni nel diario di una ragazza nata nel 1924, vissuti dentro la boscaglia della vita. E' il tempo del nazismo e del fascismo; di tedeschi, cosacchi, americani, inglesi, sovietici; alpini, partigiani garibaldini, osovani e titini; di deportazioni, internamenti, imboscate, trasferimenti forzati; di distruzioni, requisizioni, rastrellamenti, sequestri; violenze, vendette, tradimenti, complicità, scelte, ripensamenti...

Ma... ci sono pure "fate" che tentano di sbrogliare con coraggio e con naturale, generosa e solidale semplicità, e con intelligenza, la matassa intricata del vivere e del sopravvivere.
Tante sono le "fate" nelle pagine di questo libro: lucciole nel buio, come i fugulìns di Federico Tavan (e di Pasolini), che

Un
prima
timidu
al à metût four
al cjâf
po' doi
po' trec
po' duta 'na lûs.
Oh se podarès dî
ch'ì son tornâtz.

(Una, per prima, timida, ha messo fuori la testa, poi due, poi tre, poi tutta una luce. Oh, se potessi dire che sono tornate!)

"Accendi, ora, anche la tua piccola luce": è il messaggio che la "fata Silvana" con questa pagine - rivisitate, contestualizzate e commentate a settantanni di distanza - suggerisce a ciascuno di noi, con sommessa ma ferma voce.



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