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Nel primo decennio successivo alla Liberazione si innestano nella società friulana i germi di mutamenti profondi. Dalla condizione di miseria nella quale si trovava la gran parte della popolazione nell'immediato dopoguerra si passò al progressivo consolidamento delle strutture economiche, sociali e associative che porteranno alla crescita degli anni Sessanta. Il ruolo rivestito dai partiti fu decisivo per diffondere e sedimentare la pratica della vita democratica; le festività nazionali - il 25 aprile, il 1° maggio, il 2 giugno - divennero occasioni di confronto politico aperto. L'istruzione e la scolarità si diffusero, recuperando un disavanzo netto rispetto alle altre regioni dell'Italia settentionale, e la stampa locale consolidò il suo ruolo. Lo sport, l'associazionismo femminile, le forme rinnovate di intrattenimento - le sale da ballo, il cinema, il teatro - furono occasioni per sviluppare nuove forme di socialità, che accelerarono i mutamenti nel costume e nelle relazioni sociali. Fra i segnali che si registrano in questa direzione, vi sono l'espansione del sistema delle arti e lo sviluppo delle prime forme istituzionali di accoglienza e promozione turistica. Fu un'epoca di cambiamento profondo anche con aspetti controversi: una popolazione soltanto in lieve crescita, dove l'emigrazione riprese in maniera sostenuta, soprattutto dalla montagna.
I saggi raccolti in questo volume contribuiscono a rinnovare gli studi su questo particolare tornante del Novecento e ad analizzare un decennio nel quale la società friulana, e quella italiana tutta, iniziarono una profonda e irreversibile trasformazione.



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