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Luoghi di Sergio De Infanti sono le alte quote, dove ogni cosa, e ogni essere vivente, riflette il senso di una libertà assoluta.

Come la gente che vive (e resiste a vivere) in montagna, è (per necessità o per virtù) uomo di molti mestieri e dal "cervèl sutìl" e, quindi, un po' "eretico" e un po' "matto".

Anche in Da Ravascletto a Ravascletto - come in Gorizia è nostra (2001) e in Il troi par Ravasclêt (2004) - racconta, da dentro, le innumerevoli diversità della gente di montagna; con affetto ma senza rimpianti, perché (così ha scritto Italo Calvino):
"La memoria conta veramente se tiene insieme l'impronta del passato e il progetto del futuro, se permette di fare senza dimenticare quel che si voleva fare, di diventare senza smettere di essere, di essere senza smettere di diventare."
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