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Cibi tipici furlani sarebbero il pecorino con le fave (pigurin cu lis favis) e la pasta coi ceci (paste cui piçûi).
Così lints, lintose, manaruele, pire piçule, pire grande, pire spelte, siale, vene, mei, sorôs e panì erano sul nostro desco d'ogni dì. Con erbe che sembrano gli ingredienti di una pozione magica: cjaruedule, redrepis, peltri, sutive, brucuncesare, grassule, sanâf, frignacule, ...
Facevamo polenta, pane, pappa, paparot, potacj, clumpìde, mignestre, jote, pete, sûf e altri mangiari dai nomi zûts in dismentie. Tante tipicità le dobbiamo agli amerindiani, senza i quali non avremmo la polenta di mais (un nome indio!), gli gnocchi di patate (macarons), gli gnocchi di zucca, le zucchine, i peperoni ripieni, il mignestron di fasûi, la pasta al pomodoro, l'olio di girasole...
Questo libro apre squarci di biodiversità coltivata ancor vitale un secolo fa, poi in calo drastico fino al parossismo della monocoltura e alla trasêf dei supermerket.
Il dessert? Coi fichi.














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