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Questo libro esamina la storia di un sistema urbano complesso e policentrico partendo dal rapporto che lo stesso ha avuto, ha e avrà con la produzione di cibo e ortaggi. La nebulosa insediativa, la città diffusa, la conurbazione pordenonese che si è appoggiata al sistema delle risorgive del Noncello è una vera bioregione urbana che ha subito nel tempo profonde trasformazioni fisiche, ma che ha sempre mantenuto all'interno del suo tessuto enormi porzioni di terra coltivata e spazi di naturalità.
Questa sorta di DNA legato all'agricoltura è stato vissuto in modo quasi inconsapevole da generazioni di pordenonesi. Gli spazi dell'abitare del matalmezzadro garantivano comunque un legame con la terra e con i cicli stagionali per una popolazione immigrata prima per lavorare sui telai dei cotonifici e poi nelle aziende metalmeccaniche. Le case minime degli operai della prima metà del Novecento e quelle costruite sui lotti ampi delle espansioni di Porcia e Cordenons del secondo dopoguerra, avevano orti e frutteti più che giardini. La periferia della città era fittamente coltivata mano a mano che la campagna produttiva veniva consumata dall'espansione edilizia.
La città vasta divisa tra tre comuni, Cordenons, Porcia e Pordenone, ha un aspetto omogeneo e condizionato da una tradizione popolare e operaia. E' all'interno di questo humus sociale che negli ultimi dieci anni si è sviluppato un fitto sistema di recupero del senso sociale e produttivo dell'agricoltura. E' in questa nebulosa costruita, ma ricca di orti di autoproduzione, che rintracciamo uno dei centri principali a livello nazionale nello sviluppo delle esperienze di agricoltura sociale. E' in questo ambiente che stanno iniziando a crescere nuove forme di produzione di cibo di qualità con reti di distribuzione corte. E' in questo ambiente, ricco di Gruppi di Acquisto Solidale e mercatini di produttori, che sembra affacciarsi la possibilità di introdurre, come a Torino e a Milano, forme di pianificazione del cibo locale che coinvolgano, attraverso patti territoriali, cittadini consumatori e cittadini produttori.
Il volume e la mappa allegata hanno il pregio di censire le buone pratiche presenti nel territorio della bioregione del Noncello. Queste esperienze sembrano già delineare una complessa e moderna strategia per il futuro.
L'idea di questo libro è quella di pianificare la città partendo dalle aree agricole che la circondano e promuovendo pratiche territoriali che cominciano già ad affermarsi spontaneamente e che mettono in collegamente i cittadini con l'ambiente periurbano. La proposta è quella di costruire uno strumento di pianificazione che faccia perno sulla costruzione di un paesaggio del cibo (foodscape) trasformando l'agricoltura di prossimità, implementando i patti tra produttori e consumatori e costruendo reti locali e identitarie di distribuzione del cibo. In questo modo si potrà cambiare la città partendo proprio dalle frange. Da quei luoghi in cui l'edilizia a bassa densità si fonde con una campagna che conserva ancora un disegno antico.



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